Presentazione a Roma del romanzo di Gianfraco Tomei

Il 25 gennaio 2024 alle 17.00 in via Makalle’ snc all’interno di Biblioteca di Villa Leopardi si terrà la presentazione del romanzo “VIDEORAMA” di Gianfranco Tomei. Vi invitiamo a quest’evento di BIBLIOTECHE DI ROMA con la recensione del libro.

VIDEORABBIA!
recensione del romanzo “VIDEORAMA” di G.Tomei

Una Roma fosca, un labirinto di vicoli ciechi. In cui la vita è anch’essa senz’uscita, e resta un problema irrisolto. Finché qualcuno non te la sottrae. O finché non cambi strada, per vedere la luce in fondo al tunnel.

Gianfranco Tomei nasce e vive a Roma. Ed è, per lui, sicuramente, un orgoglio. Ma anche un cruccio. L’autore si pone tanti interrogativi. Le domande sorgono spontanee, ma le risposte stentano ad arrivare. Perché la capitale che conosce da bambino come una città magica, bella, impareggiabile, oggi si riduce in un mucchio di immondizia, le persone, una volta simpatiche, tradiscono loro stessi e si adagiano, si costringono a fare una vita spenta e vuota, rinunciando a lottare? Perché hanno paura. E chi non ha paura, sviluppa, come un anticorpo, la rabbia.
Forse non tutti sanno che il famoso film di Matteo Garrone, “Dogman”, girato in Campania, ha un suo predecessore romano, “Rabbia furiosa”, film di Sergio Stivaletti, concentrato su alcuni aspetti medici, psicologici e sociali della rabbia come malattia. La rabbia può arrivare al punto della follia omicida, e diventa pericolosa per l’uomo e per la società.
Qui la rabbia è contenuta, è più una giusta ira. Ha in sé qualcosa de “La rabbia”, documentario del 1963 di cui una parte fu diretta da Guareschi e l’altra da Pier Paolo Pasolini.

Gianfranco Tomei incuriosisce molto, raccontando gli stretti legami fra ciò che una volta sono state la destra e la sinistra, che oggi hanno dei confini sempre più labili e sicuramente si incontrano su un vasto campo della propria convenienza divenuta connivenza. Con la controparte, con il mondo degli affari, con la criminalità.

L’opera si apre con dei morti ammazzati, uno dei quali, sul punto di morire, è ancora capace di osservare, riflettere, commentare. Ed è quello lo stile che avrà il romanzo nella sua interezza, sarà, dalla prima all’ultima pagina, caratterizzato da quell’analisi profonda e acuta, tagliente da fare del male. Da farci rabbia. Qualcosa in cui tutti possiamo riconoscerci.
Un mondo di plastica di Andy Warhol, citato dall’autore all’inizio, coglie nel segno il postmoderno che ci tocca vivere. “Chiamatelo Christian… cupo, scontroso, per non dire incazzato”. Così ci viene presentato il protagonista della vicenda. Un outsider. Uno tagliato fuori.

Christian Lonardi, ex militare tornato da una missione nel Sudan, ora iscritto alla facoltà di sociologia, si innamora di Veronica Santarcangelo che fa parte del corpo docente dell’Università. Veronica è la figlia di un architetto con cui, una volta, lavorava il padre di Christian, morto ammazzato anni prima. Veronica lascia Christian per un giovane boss della mala romana, Aureliano Casadei alias Il Principe Nero. La psiche del protagonista subisce un danno irreversibile. La sua coscienza e volontà si mettono in moto. Ne viene fuori una sua immersione nel mondo del crimine, una sua indagine personale.

Claudio Lonardi, il padre di Christian, fa affari con l’architetto Denis Santarcangelo. Operano nel settore edilizio. Scomodano un importante malavitoso romano. Le conseguenze sono la morte per Claudio e la fuga temporanea da Roma per l’”avvocato.

Anni dopo, Christian Lonardi si mette con la figlia dell’avvocato. Come afferma l’autore, “il fatto fu puramente casuale. Ma le casualità, dopotutto, sono il sale della vita”.

Seguendo Christian nelle sue indagini, il lettore si fa testimone della Roma decadente di oggi e non smette mai di farsi le domande. Saranno vere tutte quelle storie che dicono che “le donne vogliono farsi molestare, che ci provano un piacere perverso”? Perché il cinema italiano si è perso per strada dopo i successi del neorealismo e degli anni sessanta? Far tornare con te una tua fidanzata è per forza uno stalking?  Chi e che cosa blocca l’edilizia del paese? Dove sono andati a finire, in Italia, gli ideali, la coerenza, l’onestà intellettuale? Perché restano impuniti i crimini di coloro che sono ben introdotti nella società, hanno i loro “santi in paradiso”? Si possono vincere le elezioni senza diventare l’amante di un uomo o una donna il cui nome basta per aprire tutte le porte? E, per concludere, anche il dubbio amletico: “Visto che lo stato è assente o, peggio, prende le parti dei criminali altolocati, è meglio farsi giustizia da soli vendicandosi o lasciare il crimine impunito?”

“In Italia le cose non filavano lisce, tutt’altro: c’erano corruzione, evasione fiscale, gerontocrazia, nepotismo, sindacalismo estremo, strapotere della politica, globalizzazione selvaggia, sciopero a manetta, finanziamenti illeciti a partiti, sprezzo del denaro pubblico, ignoranza e edonismo spicciolo diffusi, e chi più ne ha, ne metta. Ma lui aveva amor patrio, e parlar male dell’”Italia lo faceva adirare”, – dice l’autore del suo protagonista. E, ovviamente, intende anche e soprattutto il lettore, lasciandolo alla sua rabbia.

Olga Matsyna 

 

 

 

 


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