Specializzati in poesia: Edizioni Croce

Cosa vuol dire una casa Editrice specializzata in poesia.

Leggendo i nomi delle case editrici dove pubblicano i poeti, specie quelli romani, si capisce che non si fa caso a chi li pubblica, una superficialità che non considera il valore stesso della poesia.

Ad esempio, con la necessità di essere scientificamente d’importanza rilevante, il caso più famoso di tutti che conosciamo è che per pubblicare riviste accademiche ci si rivolge a un gruppo editoriale internazionale il noto Nature Publishing Group (NPG) che soventemente viene detto semplicemente Nature.

Basta solo dire Nature e si sa che si parla di scienza proprio perché di questi argomenti la casa editrice si è sempre distinta, un valore che ricade nella stessa pubblicazione che ne acquisisce automaticamente la necessaria attendibilità. Come tutti sanno ci si districa con molta difficoltà nella scienza, tutti vogliono dire la propria, tutti sono inventori, tutti sono meglio degli altri, ma riuscire ad approdare a Nature vuol dire che si è credibili, che non sei un terrapiattista proprio perché è già la casa editrice che si fa carico della serietà della divulgazione scientifica che vuole operare.

Questo è un caso editoriale noto a tutti perché a ogni telegiornale o a ogni articolo di giornale quando si parla di ogni nuova scoperta scientifica la prima cosa che si dice è l’attendibilità della fonte editoriale, in questo caso, come abbiamo detto è la nota casa editrice specializzata in scienza: Nature.

Non si sa perché nella poesia e in molta letterature tutto questo non avviene, tutto fa brodo e le brodaglie che si sentono in giro ne sono la conferma. Strano a dirsi che proprio un poeta che della cultura è l’espressione più alta, poi, stranamente, lascia le sue poesie a chiunque le voglia pubblicare come se fossero anonimi libri da diffondere.

Una grave irresponsabilità che grava sulla cultura e che vede in una città come Roma, forse la più impegnata in Italia nella poesia, un senso di dequalificazione molto masochista.

Per questo sento la necessità di dare un quadro storico di quello che è l’editoria, iniziando proprio da una delle più antiche che ha caratterizzato meglio di ogni altra la cultura poetica romana, una casa editrice che è stata punto di riferimento di tutti o quasi gli intellettuali romani e non solo, i cui locali sono stati anche centro culturale, proprio nel senso letterale del termine.

Viene da chiedersi perché il mondo dei poeti, quelli che vivono a Roma in particolare, stenta a riconoscere il valore culturale della tradizione che i Croce portano avanti dal 1945 nella capitale.

Resistenze piuttosto significative si manifestano ancora oggi in parecchi personaggi, che a buon titolo o no, si investono del titolo di poeti. Analizziamo con ordine: la prima Libreria Croce a Roma apre i battenti nel 1945, e da quell’anno il ruolo culturale della famiglia Croce assume importanza primaria, attraverso vari punti vendita, da quello di via Tre Cannelle nello stabile che ospitò la redazione e la tipografia de L’Unità, fino a quelli di Largo Argentina, di via Solferino, di via Pincherle, di via Cortina D’Ampezzo, per arrivare infine alla grande Libreria Croce di Corso Vittorio Emanuele, nata nel 1970 e chiusa definitivamente nel 2011. Questo luogo diventò rapidamente un punto di riferimento importantissimo per editori, intellettuali, scrittori, politici; si può affermare senza dubbio che per decenni fu il più frequentato dai grandi poeti dell’epoca, tra i quali Montale, Ungaretti, Quasimodo, Pasolini, Rosselli, Spaziani, Penna, Bellezza, Moravia, Morante, Maraini, Corso, Ferlinghetti.

La tradizione del salotto culturale inventata letteralmente a Roma da Remo Croce, negli anni è stata portata avanti, certamente con meno mezzi, dal nipote Fabio Croce, per arrivare alla nascita della casa editrice Edizioni Croce del 1997, che ha ripreso l’attività nata proprio nel dopoguerra.

Letteralmente oscuri sono i motivi che ancora oggi portano avanti alcuni poeti, volti ad oscurare questa realtà storica indiscutibile: facciamo solo tre esempi diretti.

Il 29 novembre 2017 la giunta Raggi fece inaugurare una targa in Corso Vittorio Emanuele 156 in ricordo della Libreria Croce, sottolineandone l’importanza storica per la città. Il giorno seguente il poeta Valerio Magrelli si prende la responsabilità di firmare un articolo su «Repubblica» in cui scrive: “Perché ieri il nostro vicesindaco ha inaugurato una targa in ricordo della Libreria Croce? … Mi chiedo che senso abbia un’iniziativa così casuale e innecessaria … Non ricordo nulla di particolarmente significativo accaduto in quella libreria”.

Ogni commento, per chi ha vissuto la realtà culturale romana di quegli anni, è inutile: una mistificazione volgare che solo un ignorante poteva sottoscrivere.

Un altro poeta noto si è preso la responsabilità di oscurare la memoria storico-culturale romana, Elio Pecora, che nella biografia su Penna, pubblicata qualche anno fa, cancella completamente l’esistenza della Libreria Croce, dove il poeta presentò le sue opere, in un sodalizio affermato con Remo Croce. Ciò confermato da numerosi documenti dell’epoca.

Ancora la stessa cosa avviene con la biografia di Rosselli scritta da Renzo Paris, altrettanto affermato poeta, che cancella ogni situazione vissuta dalla celebre poetessa nella Libreria Croce. Eppure esistono i fatti e tante persone che testimoniano il contrario: Rosselli come Penna, erano assidui frequentatori della libreria.

Una damnatio memoriae che non si capisce a cosa serva, se non a sminuire il valore culturale di coloro che si espongono a tali falsità.

Oggi sarebbe il caso di ricominciare ad aggregarsi, lasciandosi alle spalle antiche polemiche, intorno a questa tradizione ancora viva, fare squadra tra poeti per intraprendere nuovamente situazioni in cui dar voce alle proprie espressioni artistiche, proprio come avveniva alla Libreria Croce. Fabio Croce ha ancora l’entusiasmo e la passione di quei tempi che ha vissuto di persona, con la sua famiglia: perché non provare a ricostruire un luogo aggregativo del genere, un rifugio per veri poeti senza “casa”? Insieme è possibile, e una guida esperta potrebbe tornare utile.

Sabato scorso, presso il teatro Anfitrione, grazie alla poeta Raffaella Lanzetta e all’editore Fabio Croce, abbiamo ascoltato numerose voci dal palco, da Silvio Raffo a Giovanna Cristina Vivinetto: un’iniziativa del genere andrebbe replicata, incentivata, programmata, con l’aiuto di ogni attivista culturale di buona volontà.


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