"Selva" finte colonne a piazza Mignanelli al centro storico di Roma.

Colonne finte per evocare alberi, una selva per l'appunto, come dice il titolo dell'opera.
Un' installazione in una città dove sono stati tagliati tantissimi alberi anche se non è questo che l'artista vuole dire.

Un opera gigantesca, un istallazione di sedici colonne alte oltre sei metri, realizzate in rete metallica, sono esposte dal 30 settembre 2026 a gennaio 2027 nella centralissima piazza Mignanelli dietro la famosa colonna dell'Immacolata Concezione che ogni anno viene celebrata da tantissimi fedeli, a pochi metri dalla spettacolare piazza di Spagna.

Un iniziativa che fa discutere in una città, Roma, spesso sorpresa da novità indesiderate.

Una collocazione dell'istallazione ottimale per chi voleva fare uno spot pubblicitario a favore della maison Valentino che così viene ad arredarsi l'ingresso in maniera sensazionale al punto che tutti i giornali hanno riportato la notizia anche a furor di popolo visto lo sdegno che ad alcuni ha creato.

Roma è bella e crea attrazione quanta ne vuoi ma per dire a tutti "dove siamo" un cartellone pubblicitario così monumentale non poteva essere fatto meglio.

Saranno soddisfatti Garavani e Giancarlo Giammetti della Fondazione Valentino e la curatela di Piergiorgio Caseriniche proprio davanti lo spazio espositivo PM23 si trova cotanto segnale d'ingresso.

Eppure, a fronte di tanto clamore, l'autore si chiama Edoardo Tresoldi, sembra un nome studiato a posta, un tre soldi come a minimizzare l'impatto fatto alla città Caput Mundi con un'istallazione che, ironia della sorte, si chiama "Selva", a dispetto dei tanti alberi che recentemente la città si è visto abbattere. Un monumento all'operato del comune? Certo è che delle colonne finte fatte con il fil di ferro non arricchiscono la storia di Roma, la più importante al mondo, che a parere di tanti estimatori merita molto di più del fil di ferro, ma è inutile addentrarsi nel "significato" artistico sicuramente molto più nobile del materiale che usa. Un manufatto artistico a glorificare la più prestigiosa casa di moda di Roma al modico contributo di un arista che guarda caso si chiama Tresoldi.

Sarà "trasparente" come dice l'artista o sostiene il testo critico ma si vedono eccome in una piazza che ha tutt'altro significato.

Chissà se tanta sapienza di Achille Bonito Oliva sia stata così lungimirante al tempo di quella mostra fatta negli anni '70 al palazzo delle Esposizioni con la grande Graziella Lonardi Buontempo di cui scrisse il fortunato testo critico che gli aprì la strada a un successo decennale ancora in auge.

Se ricordate, qualche anno dopo nel '73, venne impacchettata la Porta Pinciana da Christo e fu un tripudio suggellato dalla mostra nel vicino parcheggio sotterraneo con il nome di "Contemporanea" che vide i più riconosciuti artisti contemporanei al mondo. L'arte come gran richiamo, i tempi si evolvono e la pubblicità non poteva ritrarsi rispetto a tanta efficacia. Eppure era presentata come un calco ("negativo") del mondo capace di modificare la realtà, rifiutando la mercificazione dell'oggetto estetico e contestando le istituzioni tradizionali.

Le strutture, grazie alla loro trasparenza, occupano lo spazio senza interrompere la vista degli edifici e del contesto storico circostante, modificandone però la percezione.

Goyan

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