“HOTEL OCCIDENTALE. LA CAMERA DI KAFKA” DI PAOLO GERA

Sabato 10 ore 18,30 a Hora Felix , via Reggio Emilia, 89 Roma.

Presentazione del libro "Hotel Occidentale. La camera di Kafka di Paolo Gera presente all'evento insieme a Claudio Orlandi di Radio Pomona del gruppo musicale Pane con il quale dialogherà.

Paolo Gera con una narrativa suggestiva immagina l'intera produzione di Kafka portandoci all'interno di una camera dell'Hotel Occidentale, la 1925, dove si trovano pochi mobili essenziali: una scrivania, un letto, alcune stampe e foto appese alle pareti. Sul pavimento si trova la valigia di un viaggiatore, un secchio per pulire e piccoli oggetti con cui divertirsi dopo il lavoro. Questa disposizione potrebbe adattarsi a qualsiasi scrittore che cerca di dormire scacciando le immagini dalla mente, che si siede alla scrivania per lavorare, distraendosi di tanto in tanto con le foto sui muri e che celebra una buona pagina scritta facendosi girare tra le dita una piccola trottola colorata. Tuttavia, nel caso di Franz Kafka, i mobili e gli oggetti di questa stanza hanno un particolare valore interpretativo; sono il centro della ricerca, in continua trasformazione e movimento, sfuggendo al loro significato originale e dando vita a un processo di straniamento che Deleuze e Guattari definiscono deterritorializzazione. Diventano il confine tra la consuetudine e l'assurdo. Ridimensionare, sovvertire e portare elementi inusuali nel proprio territorio sono parti della strategia narrativa di Kafka. Sebbene l'hotel sia un semplice modello in miniatura, il suo nome possiede una potente forza evocativa. Attraversano la mente immagini delle macerie della storia, bandiere rovinate, utopie perdute; nell'hotel il potere si manifesta e si nasconde, con i suoi agenti e sottoposti, ospiti indifferenti, in un incessante passaggio di tipi e figure come nell'antica processione dell'orologio della Piazza Vecchia di Praga, ma con i nuovi e già arrugginiti meccanismi della società capitalistica. L'Hotel Occidentale possiede una superficie riflettente come tanti altri edifici letterari del secolo scorso, ma nel suo specchio deformante ci ritroviamo ancora oggi. Dire "occidentale" non riguarda solo il presente turbato e il futuro inaccessibile, ma anche il passato ancestrale. Walter Benjamin ha suggerito come la società di Kafka sembri essere all'apparenza contemporanea, ma a tutti gli effetti sia una società primitiva. La legge vigile e dettagliata nelle sue procedure, dove chiunque può diventare imputato o carnefice da un momento all'altro, richiama le regole paranoiche dei rapporti tribali. Gli studi degli antropologi come Elias Canetti e René Girard interagiscono bene con la letteratura kafkiana. Le pulsioni inconsce dei personaggi rimandano spesso al mondo mitologico non solo ebraico ma anche greco, studiato da figure come Karoly Kerényi, Eric Dodds, Jean-Pierre Vernant e Marcel Detienne. Un'enorme esplosione ha disperso i miti, ma scavando sotto la superficie delle parole si possono ritrovare reperti ricchi di energia. I collegamenti tra la società di Kafka e quella della sorveglianza odierna sono stati spesso ricercati, ma per rafforzare tale rappresentazione è probabilmente necessario un viaggio a ritroso per capire l'origine del problema: l'arbitrio e l'orrore che osserviamo oggi sono stati descritti profondamente da Kafka, confermando un'antica inclinazione al male da cui è difficile allontanarsi. L'impenetrabilità del potere e il suo giudizio arbitrario accomunano i sistemi antichi, quelli kafkiani e quelli attuali attraverso la rivelazione della sovranità, venduta come garanzia non della vita sociale degli individui ma del loro stesso stato di esistenza o non esistenza. Giorgio Agamben costruisce un ponte tra il presente e il lontano passato quando scrive: “Mettendo la vita biologica al centro dei suoi calcoli, lo Stato moderno non fa altro che riportare alla luce il vincolo segreto che unisce il potere alla nuda vita, creando così un raccordo col più immemoriale degli arcana imperii.”

Nei romanzi e racconti di Kafka, laddove le possibilità di partecipazione sociale e politica risultano soffocate, emerge preponderante la vita biologica, manifestandosi nelle modalità più variegate e aventi espressioni di pura energia, spesso eccentriche rispetto ai modelli fisici comunemente noti sulla Terra. Pertanto, questo ambiente costruito attraverso le parole è destinato a rimanere svuotato, un luogo in cui la disposizione degli oggetti e il loro rilievo possono essere vivificati unicamente dallo sguardo di un visitatore e dalle sue traiettorie interpretative? Una volta chiusa la porta alle mie spalle, nessuno può più tornare o muoversi all'interno? Non è così. Vi è intrappolata una figura che continua a vagare senza possibilità di evadere, anche quando interrompo la lettura e la riflessione sull'intento kafkiano. Questa figura è quella dell'imputato, colui sottoposto a giudizio, il corpo destinato all'abuso e alla soppressione, la mente incapace di rispondere alle accuse e ai procedimenti. L'imputato non vive nell'oscurità ma sotto gli sguardi di tutti coloro che, pur essendo pubblico inerme, fungono da giudici e carnefici. Tale potenza visiva penetra nella stanza e, lungi dall'oscurare con la colpa, fa emergere una bellezza particolare e inspiegabile che si attribuisce all'imputato, mantenendo la luce accesa incessantemente, come durante gli interrogatori polizieschi. L'imputato persiste fino all'estinzione dell'umanità e il suo destino, sebbene intrecciato alle vicende storiche che si susseguono nel tempo, è primariamente determinato dall'universale vicenda esistenziale della nascita: l'essere introdotti alla luce, senza preavviso delle insidie e dell'irresolubilità del gioco in cui veniamo gettati.

Giovanni Lauricella

Paolo Gera (1959) è nato a Novi Ligure e vive fra Carpi, Genova e Parigi. Dopo essersi laureato con Edoardo Sanguineti, si è dedicato all’attività drammaturgica e teatrale, per approdare da vari anni alla scrittura poetica. La sue due ultime raccolte sono In luogo pubblico (puntoacapo, 2019) e Ricerche poetiche (puntoacapo 2021). Ha scritto articoli per diversi blog e riviste letterarie. Nel 2022 ha fondato insieme ad altri scrittori il gruppo “Fissando in volto il gelo-poeti contro il greenpass” e ne ha ha curato l’antologia. Nel 2023 ha pubblicato con Transeuropa la cronaca “La ricostruzione di Parigi (ai tempi della presente guerra)”.

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